21/06/2006
LA MIA NON MORTE
Un bambino è un piccolo uomo. Piccolo non solo per il suo ancora mancato sviluppo fisico. Piccolo perchè come un uomo rimugina pensieri, va oltre le semplici impressioni percettive, analizza concetti, compone ragionamenti sui sentimenti e sulle persone. Ma, essendo piccolo e avendo una visione delle cose ancora ridotta, semplifica le sue opinioni e si crea un’idea di quello che lo circonda trasformando le sue considerazioni in principi elementari. E spesso, magari per una formazione cattolica, pensa che la vita dell’uomo sia ammantata di fato e, nello stesso tempo, preordinata da qualcuno che lassù in cielo non ha null’altro da fare che farsi i cazzi degli altri.
Ero bambino, e quindi un piccolo uomo anche io, e rimasi senza padre. Morì che non aveva ancora compiuto cinquantanni. Mancavano ancora sei mesi. Prima di lui, suo padre era morto lasciandolo bambino.
E quel piccolo uomo che c’era in me era convintissimo, nel suo consolidato fatalismo, che la stessa sorte era già scritta per lui.
Cresci, diventi adulto, e le paure, i preconcetti, le paranoie infantili svaniscono. Pensi per sempre.
Ma non è così. In un angolino lontano, buio, nascosto della tua mente, loro rimangono appartati. Nulla svanisce per sempre.
Ho da poco superato quei quarantanove anni e sei mesi.
Apro la migliore bottiglia di champagne. E brindo. Brindo alla mia non morte.
16:03 Scritto da: alain90 in Sapere e Libri | Link permanente | Commenti (24) | Segnala
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